|
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
23 novembre 2008
"Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare" Matteo, 25, 35.
Ecco alcune delle parole del Vangelo di domenica 23 novembre 2008, giornata che abbiamo voluto dedicare come volontarie presso la mensa della Caritas "Giovanni Paolo II" sul Colle Oppio a Roma.
Quale modo più concreto per farci portavoce della Parola di Dio! La mensa della Caritas non accoglie soltanto senza tetto o extracomunitari disagiati dai tempi lunghi della burocrazia, ma anche anziani con difficoltà a sostenersi con la sola pensione e donne e uomini di mezza età che fino a poco tempo or sono vivevano di un impiego fisso.
Si tratta di persone cui non manca solo il pasto quotidiano, ma soprattutto il calore di una famiglia e qualcuno che li ascolti.
A tal proposito diciamo che a noi è stata affidata la mansione sicuramente più bella: il contatto diretto con gli ospiti. Abbiamo avuto modo di osservare come si comportavano tra loro e come volevano relazionarsi con noi. Infatti mentre sistemavamo i tavoli in sala per farli accomodare, alcuni di loro ci chiedevano un po� di compagnia, altri non lo dicevano in modo esplicito, ma dal loro sguardo trapelava il bisogno di colmare la solitudine almeno per qualche minuto, altri invece preferivano starsene in disparte.
E' stata una esperienza non solo utile per gli ospiti stessi e per i responsabili della Caritas, ma soprattutto formativa per noi, che abbiamo potuto toccare con mano il destino triste di giovani che sono stati costretti a fuggire dai loro paesi a causa della guerra, quando poco tempo prima, erano normali studenti come noi.
Formativa perché ci ha fatto riflettere sul fatto che il pranzo della domenica in famiglia non è così scontato come sembra.
Formativa perché il vivere in una comunità universitaria come il Regina Mundi, ci ha consentito di mettere la nostra vita al servizio di persone meno fortunate di noi, come fa frequentemente il gruppo di giovani volontari con cui in questa occasione abbiamo collaborato, ragazzi che rinunziano ad una giornata di riposo e svago dopo una settimana di lavoro, per dare il proprio contributo a questa grande famiglia che è la Caritas.
Dalila Dell'Italia studentessa di Giurisprudenza La Sapienza
Irene Zacheo studentessa di Medicina La Sapienza
Lo studio atto di culto
In questo periodo mi sono tornate in mente alcune parole che Madre Tincani scriveva nel 1916 alle sue figlie spirituali:” Vedo che sei immersa nella fatica ma anche nel godimento dello studio. Così deve essere. E’ un dovere, ma è anche il soddisfacimento di un bisogno dell’anima nostra, della “umana fame”, come la chiama Dante. Accostati sempre allo studio con riverenza perché ogni verità nuova conosciuta, ci avvicina a Dio”. L’occasione mi si è presentata considerando il silenzio che regna qui nella nostra residenza in questo periodo di studio più intenso per preparare gli esami e le tesi e sfogliando due opuscoli avuti tra mano: il testo di Armando Matteo Onora la tua intelligenza, lettera a uno studente, con le sue otto parole esplicative: stupore ricerca conoscenza inquietudine passione mistero disciplina sapienza e l’opuscolo curato da Giancarlo Pani Studio e sapienza la passione per la verità e l’assoluto. In verità già all’inizio dell’anno accademico avevamo riflettuto sullo studio. La Prof. M.G.Bianco ci aveva aiutato a comprendere il rapporto tra studio e vita e a considerare le caratteristiche di uno studio vissuto in un orientamento di fede, cioè studio come “via” per crescere in umanità, in servizio e conoscenza di ogni verità e nella direzione verso la Verità, in comunicazione con gli altri. Mi piace qui riportare un pensiero di T.de Chardin e il commento di G.Pani, nella seconda pagina di copertina del testo sopra indicato. “Ciò che l’uomo cerca di più nel corso della sua vita, più del pane e di tutto il benessere materiale, è il sapere.L’essenza stessa della nostra vita non è tendere a star meglio, ma ad essere di più: e “per essere di più”occorre innanzitutto sapere di più”. (Teilhard de Chardin, Science et Christ, 1921) Quando si entra nella sala di lettura di una biblioteca, dove tutti sono immersi nel lavoro, si coglie una dimensione nuova, insolita, del silenzio: un’atmosfera di raccoglimento, di impegno, di concentrazione, che ha un carattere -si direbbe- quasi religioso. Lo studio serio, fatto non per curiosità o sfoggio di scienza, né tantomeno per guadagno o ricerca di onori, ha una relazione diretta con la vita interiore, ci proietta in una realtà che sembra avvicinarsi al trascendente, in una pienezza che confina con l’assoluto. Per una coscienza responsabile, studiare è soprattutto dialogare con l’argomento che è oggetto di studio: è reagire, prendere posizione, gustare la scoperta, assimilare il nuovo e gioirne, perché il sapere penetri nel proprio intimo, divenga parte di sé, operi una trasformazione interiore e spirituale. Ma lo studio non è fine a se stesso: è un privilegio e comporta un impegno. Richiede la povertà del cuore, l’umiltà disponibile al confronto e capace di accettare la critica, la generosità che sa porre a servizio di altri quello che si è conquistato con sudore e fatica. E la tensione verso la verità, nella diaconia del prossimo, “è il culto più vero che si possa rendere a Dio”. (Giancarlo Pani) AD
I giovedì culturali al Teatro Argentina
Da alcuni anni è attivo il coordinamento dei collegi universitari promosso dall’ufficio di Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma diretto da Mons. Lorenzo Leuzzi. Alcune nostre compagne della residenza ne fanno parte; si riuniscono una volta al mese e programmano i giovedì culturali e altri eventi di pastorale, per gli universitari residenti nei collegi romani e per tutti gli universitari della città. Esiste una buona intesa e aperta collaborazione tra i membri facenti parte del coordinamento. L’ultimo incontro culturale è stato tenuto il 29 gennaio 2009. Abbiamo avuto l’onore di avere con noi Mons. Bruno Forte e il dott.Pierluigi Celli.
Il dialogo si è svolto su domande poste dai nostri colleghi: l’uomo di fronte al male e se può esserci speranza di uscirne. Mons Bruno Forte, o Don Bruno come desidera essere chiamato, ha esordito con la domanda: quale bellezza salverà il mondo? citando L’Idiota di F. Dostoevskij. Di fronte a mali quali la fame la guerra e ogni altra forma di egoismo, come può esistere una bellezza di vita? Occorre allora interrogarsi su Dio, se Lui sia spettatore del male o se se ne lasci coinvolgere. La risposta è che Dio, in Cristo Crocifisso, ha preso su di sé il male e la sofferenza del mondo, ha abitato la tragedia dell’uomo. Questa bellezza è terribile e misteriosa e il campo di battaglia è il cuore dell’uomo. Il male non è né premio né castigo, è la sfida dell’amore per fare una scelta.
Il dott. Celli, manager e dirigente di aziende importanti, ha sottolineato che a fare esperienza di mancanza di speranza sono soprattutto i giovani che non abbiamo attrezzati a navigare nei mari della vita con ancore solide di valori, non stiamo aprendo loro un futuro e la possibilità di raccontare una storia edificante in cui potersi rispecchiare; infatti perché si possa raccontare una storia, è necessario che sia riconosciuta l’identità a qualcuno, cioè che si attribuisca senso ed importanza alla persona. Stiamo oggi purtroppo inoltre scambiando i mezzi con il fine e sempre più abbarbicati al presente. Occorre attrezzare e incoraggiare i giovani a stare sui confini, perché sui confini si sviluppano le innovazioni, lingue e culture diverse e si viene messi alla prova. Ma i maestri ricchi di saggezza che sanno dare tempo alle nuove generazioni, dove sono? Ecco la sfida: recuperare la capacità di ascolto, la capacità di innovazione e quella, ancora più grande, dell’amore. Senza amore non c’è riconoscimento, quindi identità, quindi storia.
Al termine Mons. Forte ha suggerito un pensiero di E.Kant sul problema del male. Kant, da laico, ha compreso che esiste un principe avversario del bene, lo spirito maligno. Cosa del resto già sottolineata da Paolo nella Lettera ai Romani:” Non compio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio”(Rom.7) , può essere questo tema preludio di dialogo tra credenti e non credenti.
L’incontro si è chiuso con la lettura di un brano di Choelo, letto molto bene dalla nostra Giulia, e con l’ esibizione del Coro Interuniversiario di Roma.
Elisena Franzese IV medicina La Sapienza
|