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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
La magia di un naso rosso: può bastare anche solo un sorriso a dare colore alla vita Testimonianza di due clown
Nella cultura comune il sorriso rappresenta l'espressione della felicità, che cos'è la felicità? E’ fatta di piccoli attimi, può essere provocata da una semplice parola come, ad esempio,un complimento inaspettato, da una chiacchierata con un amico ma anche solamente da un piccolo gesto come il sorriso. "Un sorriso non costa nulla e rende molto. Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona. Non dura che un istante ma il suo ricordo è talora eterno. nessuno è così ricco da poterne fare a meno . Nessuno è così povero da non poterlo donare" scriveva Frederick W. Faber nella sua poesia. E' proprio il sorriso lo strumento fondamentale per ottenere la fiducia di grandi e bambini ed è questo che devono tenere bene a mente i giovani che come noi partecipano ad attività di clownterapia, un sorriso trasmette infatti serenità e spinge il prossimo a fidarsi e a lasciarsi andare.
Nelle case famiglia abbiamo incontrato diversi bambini, da quelli più socievoli a quelli più schivi, ma il nostro "sorriso clown" è riuscito a conquistarli tutti e a formare un unico gruppo di gioco, nessuno è mai stato lasciato in disparte. La soddisfazione più grande si ha quando i bambini sorridono a loro volta facendoti capire che quel giorno sei riuscito a regalare loro momenti di gioia grazie a tutta l'allegria che sei stato capace di mostrare.
Nel corso di formazione in clownerie sono state illustrate le linee guida da seguire durante il servizio e le possibili gag da proporre, ma oltre alle normali note tecniche viene lasciato ampio spazio alla creatività dei clown che diviene così elemento basilare per la costruzione dello spettacolo, guidato e diretto dagli operatori, ma che in effetti poi è interamente ideato dai bambini.
Sono tante le paure e le insicurezze che un clown alle prime armi può avere : … se non risulto simpatico?...e se il bambino non vuole che mi avvicini? In fondo la diversità ci attrae e ci spaventa allo stesso tempo!...e se piange?...e se non vuole giocare o semplicemente non gli piace il mio look e non è incuriosito? Quando doni un sorriso non sei sicuro che ne riceverai un altro in risposta In realtà però, non si ha il tempo di farsi prendere da mille timori perché come per magia quando hai di fronte un bambino che ti guarda con aria di curiosità, quasi di speranza come se si aspetta da te di poterlo portar via da quei suoi pensieri, e a volte forse, anche da qualche paura, ti rende subito attivo, non hai tempo di badare alle tue paure perché non puoi deludere chi ha visto in te un ambasciatore del sorriso, qualcuno che gli regali momenti di gioco, gioia e serenità.
Siamo in molti per fortuna a prestare servizio come clown, ma c’è una marcia in più in chi come noi fonda lo spirito del volontariato nella fede. Siamo strumenti nelle mani del Signore e spesso senza accorgercene è molto vicino a noi. La fede ci apre gli occhi per riconoscerlo là dove possiamo vederlo, nello sguardo perso di un anziano o in quello triste di un bambino o nella sofferenza di molti ammalati e i nostri servizi partono proprio da questo dono. Siamo infatti un gruppo clown della comunità parrocchiale (S. Tommaso Moro - Roma) e nelle riunioni di preparazione rivolgiamo spesso la nostra preghiera del clown custode all’angelo di Dio che termina dicendo: “Angelo di Dio, proteggi la missione che mi viene affidata, qui, ora, soccorri le mie fragilità e le mie paure, moltiplica i miei gesti, prestami le tue ali perché io possa avere il tuo stesso sguardo di fede sulle cose che mi accadono e avvicinare il mio battito di vita a quello di Dio”.
Si parte per il servizio con la ‘povertà’ degli strumenti e tanta voglia di creatività, ma si torna con una ‘ricchezza’ nel cuore che risulta anche molto difficile da descrivere e che forse non occorre farlo, poiché traspare dai nostri occhi. I clown Francesca Presta e Giulia Toti – Regina Mundi
Media such as…I am the world!
Molti studiosi hanno considerato l’attività di produzione, distribuzione e ricezione delle informazioni come aspetti centrali della nostra vita quotidiana. Possiamo ben dire che sono parti del tessuto della nostra esperienza. Marshall MacLuhan uno dei maggiori esponenti dell’action research considerava i media come “protesi” vere e proprie, che aumentano e potenziano il raggio d’azione degli esseri umani.
Pensate dunque oggi ad una giornata senza un qualsiasi supporto mediatico: telefonino, pc, e.mail solo per farne alcuni esempi. Si calcola che nelle società primitive la maggior parte delle interazioni erano face to face per dirla alla Goffman, oggi si assiste ad un’inversione di tendenza, viviamo in un mondo più che mai mediato perciò le nostre iterazioni sono anch’esse mediate.
Cosa faremmo se un giorno fossimo senza supporti mediali? La nostra vita odierna non può prescindere dal loro utilizzo; prendiamo appuntamenti, organizziamo le nostre giornate, ci aggiorniamo su ciò che avviene dall’altra parte del mondo, ma sicuramente ci fidiamo dei media, ci divertiamo con i media, consumiamo attraverso i media. Basti pensare a come siamo in grado di organizzare la nostra giornata in base al palinsesto televisivo, e noi riponiamo molta fiducia nei media. I media sono catalizzatori di fiducia, un esempio? I telegiornali ci forniscono informazioni continue locali e globali, e allora noi siamo portati a credere a tutto ciò che i media veicolano, ma ci siete chiesti il motivo??
Bisogna dedurre che in gran parte ciò è dovuto al grado di fiducia che noi riponiamo nella fonte, ma in gran parte ciò è dovuto anche alle convenzioni della rappresentazione. E’ chiaro che la società italiana ripone fiducia nella televisione, ma grazie all’incremento e allo sviluppo del web 2.0 , i giovani e coloro che hanno competenza, possono dedurre informazioni su varie piattaforme digitali, quindi perchè fidarsi solo della tv?
Noi ci divertiamo con i media, vi chiederete come ciò sarà possibile; semplice, i media sono luoghi del gioco, continuamente ci trasportano all’interno di spazi di gioco distaccati dall’esterno che ci conducono a rischiare proprio perchè non sono realtà. Pensate ai quiz televisivi ed ad ogni altro format in generale. Infine noi consumiamo attraverso i media: cosa significa? I media continuamente ci stimolano con messaggi in primo luogo pubblicitari a comprare questo o quello, siamo persuasi dalle pubblicità, sarà un espressione forte ma, come dice lo studioso Silverstone, i media in definitiva ci consumano.
Paola Della Corte
Fai del tuo meglio e poi lascia fare a Dio.
Ogni volta che mi chiedono di parlare della mia fede, mi scappa un sorriso. Non è un sorriso stupido, scontato, che mira a stemperare una potenziale accesa discussione sui massimi sistemi regolatori dell’universo. Tutto il contrario. È un sorriso spontaneo e incondizionato, difficilmente esprimibile a parole.
Proprio qualche giorno fa, un amico da poco conosciuto mi ha chiesto: “Tu credi?”, e la risposta è fuoriuscita da sé, immediata, senza ricorrere a formule preconfezionate e cervellotiche al fine di prevedere e non turbare troppo la reazione dell’altro. “Sì!”, ho detto. Non ci sono “ma”, “forse”, “dipende”… semplicemente “Sì!” Una risposta così convinta potrebbe tacciare chi la pronuncia di arroganza, ma non è questo lo spirito che la anima: la mia fede non è giunta ad un traguardo su cui potersi sedere … è ricerca, attiva e viva, e in quanto tale incontra momenti di sconforto e di buio, per cui necessita di una cura costante e quotidiana. Il mio percorso di fede inizia a Rovigo, nella parrocchia di Santa Maria delle Rose, dove ho ricevuto tutti i Sacramenti.
Terminato il Catechismo, ho frequentato il gruppo “post Cresima”, che mi ha accompagnata per tutto il periodo del liceo, solleticando le mie curiosità e i miei dubbi sulla strada sempre nuova di Gesù. Ho avuto la fortuna di conoscere molte persone che hanno condiviso con me incontri settimanali di catechesi, ritiri, campi estivi e feste diocesane. Il cammino sinodico che il Vescovo Lucio ha proposto e guidato qualche anno fa mi ha permesso di accrescere il senso di appartenenza alla diocesi e di servizio alla comunità. Inoltre come dimenticare la lunga serie di soggiorni estivi e talvolta invernali presso la casa di preghiera di Ganghereto sulle colline toscane?
Posso davvero riconoscere di essere cresciuta insieme al mio gruppo parrocchiale e anche insieme alle suore di quella comunità, che ricordo sempre con tanto affetto e riconoscenza.
Se dovessi individuare un elemento essenziale alla base della mia fede, penserei alla libertà. Libertà che la mia famiglia mi ha sempre garantito, perché sottolineo con orgoglio che fin dall’inizio non ho mai vissuto il mio percorso di avvicinamento a Dio come una costrizione. I miei genitori e i miei nonni sono stati per me un esempio prezioso, ma al contempo mi hanno sempre lasciato piena libertà di costruirmi un atteggiamento critico in termini di personalità e quindi anche di fede, senza soffocare i miei ‘perché’. Per questo li ringrazierò sempre.
Qui a Roma mi impegno a continuare e approfondire ciò che ho iniziato in Veneto, cercando di cogliere le opportunità che mi vengono proposte con un rinnovato coraggio di mettermi in gioco e senza paura di mettermi in discussione … il tutto compatibilmente con un temperamento di per sé ansiogeno e perfezionista, all’interno di una realtà universitaria e urbana complessa e sempre nuova.
Concludendo, è in quest’ottica che affronterò il pellegrinaggio in Terra Santa dell’inizio di agosto: una nuova sfida per, con e in Gesù … un invito a “trovare la forza della gioia di abbandonarsi a Lui” …ancora! Auguro a molti altri giovani di avere la fortuna che ho avuto io di essere guidati nella strada della conoscenza del Signore.
Anna Pizzamano
CHE COSA CERCATE?
Seminario di studio sui collegi universitari di ispirazione cristiana
In vista dell’incontro dei collegi universitari di ispirazione cristiana sull’importante tema del perché si sceglie il collegio e che cosa i giovani vorrebbero da questo, tenutosi il 4 febbraio alla CEI di Roma, io e Valentina ci siamo recate a Venezia presso il collegio Ciliota, per confrontarci con altri studenti e direttori dei collegi. Ad accoglierci c’era la direttrice Raffaella Gonella che ci ha calorosamente salutato e presentato gli ospiti del collegio, con i quali abbiamo stretto fin da subito un bel rapporto di collaborazione. Abbiamo cenato alla Domus Civica, altro collegio di Venezia, poi nel salone abbiamo iniziato l’incontro con tutti i giovani e i direttori presenti. Ci siamo divisi per gruppi per discutere su vari temi: l’aspetto spirituale nella vita del collegio, il rapporto con i direttori, il problema del corretto uso dei mass media e il perché si è scelta la vita della residenza universitaria. Al termine dell’interessante incontro i capi-gruppo hanno steso un resoconto delle problematiche emerse, con le eventuali soluzioni proposte da noi studenti. In seguito i colleghi ci hanno accompagnato per un giro in città, seguendo le tappe di un divertente “horror tour” da loro preparato appositamente per noi che provenivamo da città diverse. Il giorno seguente abbiamo tirato le conclusioni dell’incontro in vista del definitivo appuntamento presso la CEI a Roma del giorno 4 febbraio che ha per tema: “Che cosa cercate? Riscoprire l’identità del collegio universitario alla luce degli Orientamenti Pastorali 2010-2020”, continuando nel frattempo il discorso sul forum che abbiamo aperto dopo l’incontro di Venezia. All’appuntamento di Roma hanno partecipato universitari provenienti da vari collegi di Venezia, Brescia, Milano, Pavia e Roma. Ci siamo ritrovati presso la sede della CEI con i direttori dei vari collegi per confrontarci con loro sui temi dibattuti. Dopo la presentazione del power point, preparato da noi giovani sui temi emersi nell’incontro di Venezia, è seguita la conferenza del Prof. Luca Diotallevi: “Attese e istanze dei giovani universitari nell’attuale contesto socioculturale”; è seguito un acceso dibattito, con domande di chiarimento e spunti propositivi da parte di noi studenti. Nel pomeriggio ci siamo divisi nuovamente in gruppi, ciascuno dei quali trattava un argomento tra quelli emersi nell’incontro di Venezia: l’aspetto relazionale, la dimensione spirituale, il percorso universitario e la crescita umana, la realtà virtuale-reale e mass-media. Stilato il resoconto finale, abbiamo proposto alcuni suggerimenti che permetteranno ai direttori di rendere più ospitale e costruttiva la vita nelle residenze universitarie. Speriamo di aver dato il nostro contributo in prospettiva anche di una migliore visione e considerazione dei collegi da parte degli studenti universitari.
Gemma Cataldi e Valentina Magri
Pensare per crescere
È usuale dipingere la gioventù come l’età migliore, perché è il momento della transizione tra il bambino e l’adulto e, come ogni periodo di cambiamento, genera curiosità, ricerca e crescita. La curiosità accende gli occhi del bambino per trasformarlo in un essere dubbioso che impara a riconoscere i primi colori, che tentenna, allungando le mani, per cercar di realizzare la materia di cui è composta la nuova immagine e che alza la testa, stupito della sintesi a cui perviene. Nella ricerca, un giovane dovrebbe rispecchiare la sua anima da bambino e proiettare nella risposta che si darà, la bellezza di ciò che è stato e di ciò che diverrà, attraversando un logico e naturale processo dialettico. In questo modo la crescita acquisita non solo potrà definirsi leale e veritiera, in quanto frutto di uno sviluppo del germoglio insito nel bambino-giovane, ma sarà anche arricchita da sfumature inattese e impreviste, che spesso adornano gli angoli più dispersi e dimenticati delle vite di ognuno. Il lineare sviluppo che uguaglia, come processo esteriore, ma nel contempo diversifica, come crescita personale, le nostre coscienze dovrebbe avvenire nella serenità di una certezza indissolubile: seguendo la propria inclinazione, che già da bambini serbiamo incoscientemente, il germoglio diverrà naturalmente il più fulgente degli alberi perché conterrà in sé il particolare che ha affannosamente cercato, elaborato con le sue capacità e conquistato con la soddisfazione di sentirsi pensante, quindi vivente. Ma l’antagonista è sempre in agguato. Il più delle volte incoscienti degli errori che si possono commettere, tutti coloro che hanno, chi più chi meno brillantemente, oltrepassato la fase della conoscenza, si sentono in dovere di consigliare e supportare il giovane, cercando di passargli in prestito esperienze consumate ed estranee, ossessionati dalla vincolante ricerca della strada maestra. Nulla di più facile è deviare un pensiero non ancora esistente. Il prodotto saranno adulti imprigionati in destini subiti, anche felici delle loro scelte, ma inconsapevoli della ebbrezza della ricerca. Gli stessi che si ritroveranno da anziani a criticare una società giovanile corrotta, dimentica dei valori e incapace di cogliere l’essenza. Probabilmente sarà una giusta descrizione della gioventù, ma quasi mai è chiaro che deriva dalla impostazione che loro stessi hanno saputo regalare a quei giovani, una volta bambini. Invece di tessere le lodi di una strada spianata, larga e comoda, avrebbero dovuto limitarsi ad allenare il pensiero. Così da poter donare loro l’immunità da ogni pericolo di sconfitta e la certezza di poter entrare nella società da quercia piuttosto che da arbusto.
Elena Veneziano Medicina e Chirurgia, primo anno
L’università: scelta e prova della vita
La scelta dell’Università comporta in qualche modo una scelta di vita poiché quasi sempre ci si allontana da casa, da tutto ciò a cui eravamo abituati e affezionati. Inevitabilmente in noi cresce la paura che qualcosa non possa andar bene, e la mancanza delle persone a noi più care. C’è chi opta per la sistemazione in casa, chi per quella in un collegio. Il collegio offre svariate opportunità poiché ti inserisce subito nel nuovo ambiente, e oltre alla possibilità di essere vicino alla sede universitaria, ti permette facilmente di conoscere e socializzare; si impara non solo ad aver fiducia in se stessi ma anche a poter contare sugli altri. L’università è una buona prova perché ti aiuta a crescere, in questo senso l’università va intesa come percorso di crescita e di formazione. Bisogna non arrendersi perché la lontananza da casa non è cosa semplice, e se all’inizio si soffre un po’ poi va tutto per il meglio. A quest’età è importante saper condividere momenti belli e brutti e imparare ogni giorno nuove cose. La vita è perciò la nostra miglior maestra e ci insegna che non serve correre e anticipare i tempi perché i momenti di stasi e di riflessione risultano molto più importanti di quanto noi crediamo.
Paola Della Corte Scienze e tecnologie della comunicazione - primo anno
Il Regina Mundi accoglie un gruppo particolare di giovani
Nel mese di agosto precisamente dall’1 al 5 abbiamo ospitato un gruppo di giovani provenienti dalla Diocesi di Monaco giunti a Roma per il raduno europeo dei Ministranti promosso dal CIM, Coetus internationalis ministrantium. A Roma sono giunti in cinquantacinquemila di cui più di quaranta mila provenienti dalla Germania. Giornate dense di eventi per loro, visita alla città, momenti di preghiera, raduno in Piazza S. Pietro la sera del 3 e infine l’incontro con Benedetto XVI la mattina del 4. La città ha visto sfilare questi giovani con i loro foulards variopinti, composti e corretti accompagnati dai loro sacerdoti e responsabili. Sono la speranza della fede in Europa. Li abbiamo accolti con la gioia di vedere la loro giovinezza che cresce e matura. A loro il Papa ha raccomandato: Servite con generosità Gesù presente nell’Eucaristia. E’ un compito importante, che vi permette di essere particolarmente vicini al Signore e di crescere in un’amicizia vera e profonda con Lui. Custodite gelosamente questa amicizia nel vostro cuore come san Tarcisio, pronti ad impegnarvi, a lottare e a dare la vita perché Gesù giunga a tutti gli uomini. Anche voi comunicate ai vostri coetanei il dono di questa amicizia, con gioia, con entusiasmo, senza paura, affinché possano sentire che voi conoscete questo Mistero, che è vero e che lo amate!”
Buon ritorno ragazzi alla vostra quotidianità e all’impegno di continuare a porre le vostre energie a servizio della Chiesa! Vi segue il nostro affetto e la preghiera per voi e per le vostre comunità ecclesiali. Le Missionarie del Regina Mundi
ESAMI NOTTURNI ALLA SAPIENZA
In seguito alla riforma Gelmini sui tagli all’università, il consiglio dei professori ha deciso di organizzare per gli appelli di luglio esami notturni alla Sapienza. All’inizio erano solo voci di corridoio e a tutti era parsa insolita una cosa del genere, ma poi informandoci meglio io e le mie colleghe ci siamo rese conto che quella in atto era una vera e propria protesta contro questa riforma che mira a discriminare non solo i ricercatori precari, ma anche e soprattutto noi studenti, in quanto ci avrebbe compromesso lo svolgimento degli ultimi esami necessari in vista della laurea. Dopo vari consigli di facoltà finalmente i professori ci indicano la data e l’ora degli esami, nel mio caso la data è stata quella del 13 luglio alle ore 21 davanti alle scale della facoltà di Lettere dove si sarebbe fatto l’appello prima di iniziare. In me c’è un po’ di paura, pur essendo uno degli ultimi esami, ma allo stesso tempo curiosità e perché no, anche la soddisfazione di poter dire un giorno “ Lì c’ero anch’io!”. La mattina ho aperto un po’ i libri per dare un’ultima occhiata e prepararmi bene, ma tra il caldo della Roma d’estate e l’ansia del dover ricordare tutte quelle date della storia francese, mi sono scoraggiata cosicché ho deciso di andare a riposare. Le diciannove sono arrivate in fretta e cosi anche le venti e le ventuno. Sulle scale della facoltà ho trovato subito le mie colleghe, anche loro divise tra ansia e curiosità nel vedere tutti quei giornalisti e fotografi intorno; decidiamo di non ripassare più, ma di parlare d’altro per allentare la tensione. Fuori c’è una bella atmosfera e mentre il sole sta per tramontare, segnando la fine della giornata per alcuni, per altri ne sta segnando l’inizio. Anche la professoressa arriva, scambia due chiacchiere con noi e poi entra in facoltà dopo aver fatto l’appello e averci rassicurato con un sorriso. Ancora attonite per tutte quelle telecamere e fotografi, io e le mie colleghe siamo rimaste a goderci ancora per un po’quell’atmosfera, alla fine entriamo anche noi nell’atrio. I professori avevano disposto dei tavoli, con il loro relativo nome e quello della disciplina insegnata, occupando tutto il piano terra della facoltà, le luci si sono spente e allora capiamo che sta per iniziare l’esame. Al posto della luce artificiale candele belle e tutte diverse, vogliono indicare il degrado e il buio in cui la nostra università ormai si trova ad essere, a causa di tagli e riforme continue. Fortunatamente, almeno per il mio esame, non siamo in molti a sostenerlo, la mia ansia si è attutita quasi subito, le domande della professoressa sono state molto discorsive e io ho potuto parlare liberamente e spaziare nell’argomento. Anche l’esito è stato ottimo per mia contentezza, mi sono ritrovata fuori con le mie colleghe un po’ a chiacchierare, tutte e tre contente per la nostra riuscita ma allo stesso tempo tristi perché anche quella bella esperienza universitaria iniziata ormai cinque anni, sta volgendo al termine. Tra lacrime e sorrisi ci siamo salutate, promettendoci di non perderci di vista incamminandoci ognuna per la sua strada, portando dentro, credo per sempre, il ricordo, l’atmosfera e le immagini ancora vive della nostra ultima e indimenticabile sessione estiva di esami. Un ringraziamento particolare va anche ad Anna Rosa che è stata sempre un solido sostegno morale e un punto di riferimento della mia esperienza universitaria e collegiale.
Gemma Cataldi. Roma, luglio 2010
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“Impariamo a studiare per la vita, impariamo la responsabilità individuale e sociale che noi abbiamo assunta abbracciando questa via dello studio, la quale responsabilità ci impone di acquistare una vera cultura ed impariamo le responsabilità sociali e individuali che questa acquistata cultura ci impone. "
Luigia Tincani
"La donna abbraccia con amore e con capacità tutta propria di donazione e di sacrificio i suoi doveri, quanto più sono carichi di responsabilità sugli altri.”
Luigia Tincani
"Si deve vedere, si deve sentire che vi volete bene, che siete amici; e non solo nei momenti di gravi difficoltà, ma sempre, nella vita e nelle occasioni di ogni giorno e di ogni ora"
Luigia Tincani
"L'uomo non vale per quello che sa, ma per quello che ama"
Luigia Tincani
Un anno nuovo ci è offerto come un tesoro veramente nostro: la ricchezza di tempo di cui ogni istante può essere una bella gemma.
L.Tincani
Il campo della scuola dove noi lavoriamo è nobilissimo fra tutti, ma è immenso; così immenso che ognuna di noi si sente come un granello di sabbia, sperduto in una spiaggia battuta dalle onde in tempesta. Ci pare che il piccolo seme da noi gettato vada a sperdersi nella vastità del campo in cui seminiamo. Chi lo farà germogliare? Dio solo può rendere fecondo il nostro operare. Te stessa tu puoi offrire come prezzo di ciò che vuoi ottenere da Dio.
Luigia Tincani
UMILTA' e DOVEROSITA' ecco la buona volontà che Dio vuole da noi per darci la sua pace.E anche se si deve spendere un po' di fatica per acquistare questa umiltà e doverosità, come sarà ben ricompensata dalla pace che fiorirà nel suo cuore.
Luigia Tincani
Buon Anno, con tutto quello che porta con sè di responsabilità e di doveri che prevediamo e con tutto quello di ignoto a noi che porterà con sè. Tutto sia vivo nella santa volontà di Dio e noi possiamo riposare serenamente, abbandonate nella dolce Provvidenza divina.
L.T. 1954
Sentire che la scienza è come un cammino nascosto in cui si cela Dio: ogni essere della natura ne porta impresse le vestigia, ogni fatto della storia umana ne cela il segreto, ogni proprietà degli esseri ne riflette la luce eterna, ogni dono delle anime ne rivela le grandezze infinite. Studiare così, cercando la vita divina nascosta in ciò che noi conosciamo, adorando questa specie di incarnazione della potenza, della sapienza, dell'amore di Dio in ogni creatura.
Luigia Tincani 1925
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06/02/2012 @ 10.54.47
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